practising-life ha chiesto:

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Allora che vi racconto? Boh, adesso vediamo che ne esce fuori.

1. Sono molto testardo, nessuno è mai riuscito a farmi cambiare idea su qualcosa.

2. Odio fare le cose di fretta, stai sicuro che dimentico sempre qualcosa.

3. Ho una vistosa cicatrice sul ginocchio sinistro che non mi piace mostrare.

4. Mi chiamo Daniel perché mio padre voleva che io avessi almeno le iniziali di mio nonno e perché è il nome di Passarella che ha giocato nella sua amata Fiorentina.

5. Mi piace leggere, il mio primo libro è stato Viaggio al centro della terra di Jules Verne, mentre l’ultimo che sto leggendo è Solaris di Stanislaw Lem.

6. Sono molto riservato, parlo di me solo con chi posso fidarmi.

7. Se non porto l’orologio al polso mi sembra di sentirmi nudo.

8. Mi piacerebbe provare l’esperienza di vivere, lavorare su qualche nave, oppure circumnavigare il mondo in barca a vela.

9. Sono un’appassionato di astronautica, mi piace conoscere tutto il lavoro che viene fatto per arrivare fino allo spazio.

10. La musica mi accompagna sempre, non posso farne a meno.

Vi era però un campo nel quale la razza umana non aveva sicuramente alcun rivale; la razza umana aveva infatti dimostrato nel corso dei millenni un ingegno pressoché illimitato nel trovare metodi sempre più vasti ed efficaci per uccidere, schiavizzare, tormentare e rendere la vita insopportabile ai propri simili. L’uomo era di per sé la più terribile barzelletta sulla sua specie mai inventata. L’uomo è l’animale che ride.
Robert A. Heinlein, Straniero in terra straniera
Ciascuno di noi sa che ogni essere materiale è sottomesso a precise leggi fisiologiche e fisiche, e che nemmeno la forza di tutti i nostri sentimenti può lottare contro queste leggi; possiamo solo odiarle. La secolare fede degli amanti e dei poeti nella potenza dell’amore più duraturo della morte, la frase che ci perseguita da secoli, finis vitae sed non amoris, è una bugia. Una bugia inutile e nemmeno divertente. Dobbiamo dunque rassegnarci a essere un orologio che misura il tempo, alternativamente sgangherato e riparato, il cui meccanismo, appena il costruttore ne mette in moto gli ingranaggi, genera insieme l’amore e la disperazione, e rassegnarci anche a sapere di ripetere solo sofferenze antiche, più profondamente comiche quanto più spesso vengono ripetute? Ripetere l’esistenza umana va bene, ma dobbiamo farlo come un ubriaco ripete una canzone conosciuta mettendo le monete nel juke-box?
Stanislaw Lem, Solaris
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